Tra le idee imprenditoriali che meritano di essere prese in considerazione da chi vuole lavorare nel mondo della ristorazione c’è quella che porta all’apertura di un ristorante etnico. Nel caso in cui si abbia in mente di seguire una strada di questo tipo, però, è necessario essere preparati a una trafila burocratica piuttosto lunga ed elaborata. In primis occorre recarsi in Comune per presentare la Scia; dopodiché bisogna provvedere all’apertura della partita Iva. Ma non è finita qui, perché è indispensabile anche registrarsi presso la CCIAA locale. Per la ristrutturazione dei locali, poi, non si può fare a meno di tenere conto delle normative comunali e delle prescrizioni dell’Asl.

Il franchising per l’apertura di un ristorante etnico

Una delle opzioni da valutare è l’apertura di un ristorante etnico in franchising: per il momento l’offerta di franchise in questo ambito è ancora modesta, ma il settore sta conoscendo una crescita abbastanza consistente. Moroboshi è il marchio a cui fare riferimento se si vuole aprire un ristorante giapponese, ma si può puntare anche sui locali messicani con Mexicali o su Mikonos per proporre la cucina greca. Vale la pena di tener presente, comunque, che il franchise per i punti di ristorazione di cucina etnica sono più adatti per un fast food o per un take away.

I requisiti per aprire un ristorante etnico

Per aprire un ristorante etnico, così come un ristorante di qualsiasi altro tipo, è necessario che il titolare o comunque uno dei soci abbiano conseguito la qualifica che occorre per la somministrazione di bevande e cibo. Per entrare in possesso di tale qualifica è sufficiente avere il diploma di istituto alberghiero e aver lavorato per almeno due anni nel corso degli ultimi cinque in questo settore. In alternativa, anche avendo seguito un percorso scolastico differente, bisogna seguire il corso SAB, che viene proposto da enti formativi accreditati o dalla Camera di Commercio, naturalmente sostenendo e superando l’esame finale. Inoltre, tutto il personale deve essere in possesso della certificazione HACCP.

Gli incassi di un ristorante etnico

Chiaramente, se ci si cimenta in un’avventura imprenditoriale di questo tipo è perché si ha la speranza di ottenere un ritorno economico. Già, ma quali possono essere i guadagni da questo punto di vista? Molto dipende dal livello dell’offerta e, quindi, dalle proposte del menù. Nel novero dei ristoranti etnici, infatti, in teoria rientrano anche i take away (quelli in cui è possibile prendere il kebab, per intendersi) e gli all you can eat che propongono cucina fusion con specialità giapponesi, cinesi o italiane. Ma nel caso dei ristoranti etnici più classici i prezzi in media sono un po’ più elevati rispetto a quelli degli omologhi italiani. Non si può stabilire a priori, però, quali guadagni possano derivare da un ristorante etnico. Certo è che per incrementare gli affari non si può fare a meno di mirate azioni di marketing e di un battage pubblicitario appropriato, anche perché gli italiani amano mangiare fuori, a dispetto della crisi e delle situazioni di difficoltà economica. Insomma, con le dovute precauzioni già a partire dal terzo anno di attività si ha l’opportunità di produrre utili di un certo rilievo.

I costi necessari per l’apertura

Prima di pensare a quanto si potrebbe guadagnare, però, forse sarebbe il caso di studiare i costi e le spese da sostenere. Un capitale di circa 80mila euro può bastare per avviare un ristorante etnico, ma è chiaro che molto dipende dal tipo di ristorante che si ha in mente di allestire. Una variabile di non poco conto è quella relativa al costo del personale, ma c’è da pensare anche agli arredi, che devono essere tipici del Paese di cui si propone la cucina. Mobili di importazione, dunque: ma devono essere importati anche ingredienti e materie prime che in Italia non si trovano. Si pensi, per esempio, alle alghe necessarie per realizzare il sushi o al sake, che è una bevanda alcolica tipica del Giappone. Dal punto di vista della cucina fusion, va detto, riscuotono un certo successo anche i ristoranti etnici i cui piatti sono preparati solo con ingredienti Made in Italy.

Di cosa c’è bisogno per aprire un ristorante etnico

La dotazione richiesta per un ristorante etnico comprende le classiche attrezzature e i macchinari tipici di una cucina: uno o più frigoriferi, una affettatrice professionale, un abbattitore, un congelatore, una friggitrice, e così via. L’arredamento della sala, poi, deve essere scelto in modo che sappia evocare il Paese di riferimento. in teoria, in un ristorante giapponese non ci dovrebbero essere le sedie, per esempio. Sarebbe preferibile, poi, che anche il cuoco arrivasse dal Paese in questione. Gli ingredienti richiesti per arrivare a un fatturato soddisfacente sono una promozione adeguata, un menù di qualità e un clima accogliente nel locale.

Quale cucina proporre

I ristoranti etnici nel nostro Paese vantano una fortuna eccellente, ma occorre capire su quale cucina orientarsi. Molto diffusi sono, per esempio, i locali orientali, declinati di volta in volta nella variante thailandese, in quella giapponese o in quella cinese; altrettanto forte vanno i ristoranti che rimandano all’America Latina, con i locali di carne argentina e quelli brasiliani che stanno guadagnando terreno rispetto alla cucina messicana. Nel corso degli ultimi tempi anche la cucina tipica africana sta ottenendo un successo da non sottovalutare. Uno dei motivi alla base dei buoni affari di questi locali è rappresentato dal ricorso ai coupon digitali, ma ovviamente questa non può essere la sola strategia a cui affidarsi.

I ristoranti multietnici

Nulla vieta, poi, di offrire nel menù piatti di più Paesi diversi dando vita a un ristorante multietnico. Insomma, quale che sia la strada che si sceglie di seguire, è certo che l’apertura di un ristorante etnico costituisce una soluzione decisamente suggestiva dal punto di vista imprenditoriale, non solo per le persone straniere che vivono in Italia, ma più in generale per chiunque nutra una passione nei confronti delle tradizioni culinarie più distanti da noi dal punto di vista geografico.

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