Siete amanti della falegnameria e avete deciso di dare avvio ad un’attività tutta vostra, inerente a quest’ambito. Il settore del legno è ampio e coinvolge diversi utensili e macchinari.
In questo articolo daremo un’occhiata più da vicino agli step necessari per iniziare a fabbricare e vendere lame per seghe a nastro (come nel caso di Crocoblade), componente essenziale di questi macchinari altamente specializzati e complessi.

Struttura e funzionamento di una sega a nastro

Prima di addentrarci nei vari passaggi necessari ad avviare un’attività da produttori di lame per seghe a nastro, occorre soffermarsi brevemente sulla struttura, il funzionamento e gli utilizzi che coinvolgono questo attrezzo.
In ogni falegnameria che si rispetti non dovrebbe mai mancare una sega a nastro. Il suo principale utilizzo riguarda i tagli sagomati. Si potrebbe paragonare ad un enorme seghetto alternativo fisso, vista la sua funzione, anche se a livello strutturale le differenze sono evidenti.

È costituita da 4 elementi principali: il piano orizzontale, la lama verticale, i volani e il motore. La lama verticale va ad agire sull’oggetto che viene posizionato sul piano orizzontale. Generalmente la sega a nastro viene utilizzata per intagliare grossi blocchi di legno, anche se risulta efficace persino nella lavorazione di altri materiali, come plastiche e metalli.
Il piano orizzontale è regolabile in altezza e, per alcuni modelli, anche in inclinazione.
La lama è la parte certamente più peculiare di queste seghe elettriche. Come suggerisce il nome si tratta di un nastro chiuso e installato sui volani, che vengono azionati dal motore.

Tipologie di lame per seghe a nastro

Conoscere alla perfezione i futuri prodotti su cui si vorrà fondare la propria attività è fondamentale. Per un macchinario come le seghe a nastro la lama è un componente chiave ed è importante conoscerne le varie tipologie.
Esistono diversi modelli di lama, che si adattano alle diverse lavorazioni per cui si andrà ad azionare la sega. I parametri di cui bisogna tenere conto sono:

  • tipologia di materiale;
  • dimensioni del blocco da lavorare;
  • velocità di rotazione;
  • tasso di umidità del luogo in cui la macchina viene utilizzata.

A seconda della situazione bisognerà utilizzare lame che differiscono per lunghezza, larghezza e numero di denti.
Lame molto larghe, ad esempio, saranno meno idonee per tagli curvi, rispetto a delle lame più sottili.
Per quanto riguarda il numero di denti per pollice (TPI o PITCH), più è elevato più il taglo sarà liscio e raffinato. C’è da dire, tuttavia, che questo parametro dev’essere valutato in base allo spessore del materiale e alla velocità di avanzamento.
Tutti questi fattori confluiscono in 3 configurazioni di lame per seghe a nastro:

 

  • regolare, con alto TPI per tagli più uniformi su tutti i tipi di legno;
  • a salti, con denti distanziati e ad angolo di spoglia pari a 0°, per tagli meno aggressivi e lisci;
  • a gancio, perfette per materiali particolarmente ostici, presentano denti larghi e un angolo di spoglia pari a 10°.

Aprire la propria attività di produzione e vendita di lame per seghe a nastro

Avete approfondito a pieno la conoscenza del vostro prodotto. Ma qual è il tipo di impresa che fa per voi?
L’obiettivo è quello di produrre e vendere lame per seghe a nastro, quindi andranno tenuti in considerazione diversi aspetti, dalla disponibilità di spazio dove collocare macchinari e operai, alla fornitura dei materiali per i prodotti. Anche la valutazione delle proprie risorse economiche è importante, tanto quanto la scelta della forma giuridica che si andrà a scegliere.
Esistono due fondamentali categorie di imprese, ossia le società di persone e società di capitali. Queste due macro gruppi generano numerose forme giuridiche:

  • S.n.c.;
  • S.a.s.;
  • S.r.l.;
  • S.p.A;
  • società in accomandita per azioni;
  • cooperativa.

Analizziamo più da vicino queste tipologie di impresa
S.n.c. sta per Società in nome collettivo. Al suo interno tutti i soci hanno lo stesso tipo di responsabilità verso gli obblighi sociali, in maniera solidale e illimitata. Le somme distribuibili tra i soci dovranno coincidere unicamente con gli utili dell’attività. Se il capitale sociale andasse in perdita, la priorità sarebbe quella di ripristinarlo, rendendo impossibile la distribuzione degli utili.
Per poter assumere questa forma giuridica, sarà necessario produrre un atto scritto e registrato presso l’Ufficio delle imprese, riportante i seguenti dati:

 

  • generalità dei soci;
  • ragione sociale dell’azienda;
  • identificazione dei soci che andranno ad amministrare e rappresentare la società;
  • oggetto sociale;
  • identificazione della sede;
  • conferimenti di ciascun socio;
  • obblighi che tutti i soci sono chiamati ad osservare;
  • durata della società;
  • modalità di distribuzione degli utili e delle perdite.

Con la S.a.S. (Società in accomandita semplice) i soci possono essere di due categorie, ossia gli accomandatari e gli accomandanti. Si tratta di una distinzione basata sul maggior grado di responsabilità. Gli accomandatari, infatti, rispondono illimitatamente per gli obblighi solidali, a differenza degli accomandanti che hanno responsabilità solo in relazione alla quota conferita. A livello giuridico solo ai primi spetta la rappresentanza della società e la possibilità di far figurare il proprio nome nella ragione sociale.
Passiamo ora alle società di capitali, iniziando con la S.r.l. (Società a responsabilità limitata).
Tramite questa forma giuridica la società va a porre il proprio patrimonio come garanzia per i debiti pecuniari assunti. È necessario stanziare una quota minima, in genere 10.000 €, anche se sono in via di sviluppo delle S.r.l. con capitale sociale di un euro. Può essere costituita da più soci o anche uno solo, nel momento in cui la fondazione si basi su un atto unilaterale. In tal caso si tratterebbe di una società a “responsabilità limitata unipersonale”.

Anche la S.p.A. (Società per Azioni) risponde dei propri debiti con il proprio patrimonio e, come la S.r.l., si basa sui capitali. La sua particolarità è l’autonomia patrimoniale. All’interno di questo tipo di società i soci vengono determinati dall’acquisto di azioni, ma non hanno funzioni amministrative e non possono prendere visione dei documenti riguardanti l’amministrazione.
Nel fronteggiare la perdita di oltre un terzo del capitale complessivo, gli amministratori sono tenuti a convocare un’assemblea che vada monitorare le possibilità di rientro dalla perdita. Nel momento in cui i capitali scendessero al di sotto della soglia legale, pari a 120.000 €, gli obblighi saranno quelli di incrementare il capitale o di ripensare l’assetto societario.

La società in accomandita per azioni è una forma giuridica che si pone a metà strada tra S.p.a. e S.a.s., ponendo su due diversi piani di responsabilità accomandatari e accomandanti.
Per quanto riguarda la cooperativa, invece, tutti i soci (non inferiori a 9 elementi) appartengono alla stessa categoria e danno vita ad un ente che fornisce occasioni di lavoro ai partecipanti. La costituzione deve avvenire per mezzo di atto pubblico.

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