banco pegniCon la crisi che avanza e il sempre maggior numero di persone che si rivolgono ad un banco dei pegni per risolvere momentanee mancanze di fondi, quella di aprire un banco dei pegni è indubbiamente un’idea che può avere i suoi vantaggi.

Un banco dei pegni (detto correttamente “agenzia di prestito su pegno”) è a tutti gli effetti assoggettato alle regole della Banca d’Italia relative agli intermediari finanziari, pur con qualche ovvia differenza.

Ma come si fa ad aprire un banco di pegno? La trafila non è delle più semplici. Come detto sopra le regolamentazioni sono esplicitate dalla Banca d’Italia e, pur essendo sottoposte a variazioni di vario genere, sono sostanzialmente le seguenti.

Innanzitutto il capitale iniziale che, per gli intermediari finanziari in genere è di 2 milioni di euro mentre per un banco dei pegni è di 600.000 euro. Si tratta ovviamente di un capitale di tutto rispetto e questo può in effetti essere un ostacolo.

Se si è in possesso di tale capitale (cosa che andrà provata alla Banca d’Italia), si potrà procedere con le restanti fasi. Il sito della Banca d’Italia resta la fonte di riferimento ma, in senso generico, avremo l’autorizzazione primaria ad esercitare attività di intermediazione finanziaria come agenzia di prestito su pegno.
Insieme all’autorizzazione ci sarà da fornire tutta una serie di documenti comprovanti l’affidabilità dell’impresa neo costituita, dal punto di vista penale e civile. Una volta completata questa fase, e superate altre barriere burocratiche di volta in volta determinate dalla Banca d’Italia Stessa, si potrà procedere con l’attività.

E qui bisognerà ovviamente stare attenti. Il prestito su pegno implica la capacità di valutare la merce che la clientela darà a garanzia del denaro ricevuto. Una qualità assolutamente irrinunciabile dato il peculiare tipo di rapporto tra cliente e banco dei pegni.
Come tutti sanno, il cliente fornirà uno o più oggetti a garanzia del denaro ricevuto. Tali oggetti verranno resi al cliente se, alla scadenza prevista, renderà il denaro ricevuto nelle modalità concordate.

Quello che occorre prevedere è l’evenienza in cui il cliente non possa far fronte all’impegno e quindi restituire la somma ricevuta. In questo caso l’unica salvaguardia per il bancio dei pegni erogante è costituita dagli oggetti conferiti a garanzia. Attenzione: il valore da tenere presente non è quello commerciale dell’oggetto conferito ma quello realizzabile in caso di vendita, notoriamente molto più basso.

Per ogni ulteriore informazione consigliamo caldamente di rivolgersi al personale apposito della Banca d’Italia, e al relativo sito web ufficiale.

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