allevamento caniAprire un allevamento di cani, come sempre più persone stanno facendo in Italia in questi ultimi anni, può rivelarsi un modo assolutamente ideale di unire al proprio innato amore per questi animali la possibilità di fare un buon business. Le richieste di cuccioli di razza sono infatti aumentate drasticamente di recente, e i centri di allevamento si sono trovati ad avere un grande mercato che non è ancora assolutamente saturo.

Per aprire un allevamento di cani, naturalmente, come del resto per qualsiasi allevamento, il primo passo è procurarsi uno stallone e almeno due fattrici, ossia femmine in età riproduttiva. Se però vogliamo aprire un allevamento di cani, nello specifico, sarà necessario che decidiamo a quale razza vogliamo dedicarci, dato che spesso le incompatibilità reciproche rendono poco pratico, se non impossibile, allevarne due o più. Per quanto riguarda la sede dell’allevamento, sicuramente niente è meglio di un casale di campagna, isolato, e dotato di box aperti dove poter custodire gli animali; per legge, dovremo anche disporre di un ufficio per l’accoglienza dei clienti e di un deposito dove tenere mangimi e prodotti igienici come attrezzature minime.

Aprire un allevamento di cani non è un lavoro banale, ed è meglio affidarsi ai consigli degli esperti. Si raccomanda, ad esempio, di mantenere un numero di cani non superiore alla decina per persona, e di dedicare un’attenzione estrema ai cuccioli, che devono rimanere per almeno tre mesi con la mamma, così da facilitarne poi l’inserimento in famiglia. Inoltre, per ottimizzare l’uso delle strutture e incrementare il fatturato, è consigliabile affiancare all’allevamento anche servizi di pensione per cani, ed eventualmente corsi di addestramento degli animali stessi. Infatti, sebbene in effetti i guadagni possano essere del tutto interessanti (un cucciolo di golden retriever può generare un guadagno anche di 1200 euro) è anche vero che le spese, dalle vaccinazioni, ai pedigree, agli alimenti di alta qualità, per non parlare delle spese legate alla struttura, sono sicuramente significative. Dal punto di vista burocratico, ci si dovrà configurare come impresa agricola esclusivamente se si gestiscono più di cinque fattrici che generino più di 30 cuccioli all’anno; altrimenti, non si sarà considerati nemmeno impresa, e non ci saranno particolari tassazioni.

Gli esperti del settore consigliano di seguire al massimo otto-dieci cani a persona e di prestare particolare attenzione ai cuccioli, da non separare dalla mamma prima di almeno tre mesi dalla nascita, per evitare poi difficoltà d’inserimento in famiglia, e da certificare con tanto di pedigree. Inoltre suggeriscono di affiancare all’allevamento anche servizi complementari, quali la pensione per cani, l’asilo oppure i corsi d’addestramento. Se infatti è vero che i guadagni per un singolo cucciolo, per esempio un golden retriever, possono oscillare dai 700 ai 1.200 euro, è tuttavia anche vero che le spese sono notevoli: vaccinazioni, pedigree, alimenti per lo svezzamento dei cuccioli e mangimi per gli adulti si sommano all’affitto del terreno e della struttura (se non è propria), all’acqua, al riscaldamento, alle pulizie e alle manutenzioni.

La burocrazia per questo tipo di attività non richiede specifiche qualifiche professionali ma solo di rispettare certe pratiche (v.riquadro). Nel caso di più di cinque fattrici che facciano più di 30 cuccioli l’anno, l’allevamento si configurerà come azienda agricola con l’obbligo della partita IVA e Iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio provinciale nella sezione degli imprenditori agricoli. Altrimenti, l’attività non sarà considerata Impresa e non si dovrà pagare alcuna tassa.

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